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Capitolo Diciotto. L'Italia dal 1830 al 1848.


Paragrafo 1 . I moti del 1831  nell'Italia centrale.

     
Nei  ducati di Modena e di Parma e nei territori settentrionali  dello
Stato  pontificio,  corrispondenti a gran  parte  dell'Emilia-Romagna,
delle  Marche  e  dell'Umbria, l'opposizione liberale,  nonostante  la
repressione  subita  dopo le insurrezioni del 1820-1821,  era  rimasta
attiva.   Essa  era  alimentata  soprattutto  dal  malcontento   della
borghesia  imprenditoriale per gli intralci  doganali  e  la  politica
reazionaria dei sovrani.
     Il  movimento  liberale  aveva  comunque  continuato  ad  operare
secondo   le   tradizionali  modalit  della  cospirazione   settaria,
riservata  ad  una  ristretta  minoranza, senza  alcun  coinvolgimento
popolare, con divisioni interne tra moderati e democratici e anche tra
liberali  di  province  diverse,  non  escludendo  la  possibilit  di
sfruttare  la collaborazione di qualche principe. In tal  senso  aveva
operato   uno  dei  principali  esponenti  della  borghesia   liberale
modenese,  l'imprenditore Enrico Misley (1801-1863), che  aveva  preso
contatti con il duca di Modena Francesco quarto, del quale erano  note
le  ambizioni espansionistiche. Al Misley si era successivamente unito
Ciro  Menotti  (1798-1831),  ricco commerciante  modenese,  che  aveva
elaborato un piano per un'insurrezione nei ducati di Parma e di Modena
e  nello Stato pontificio, finalizzato alla realizzazione di uno stato
unitario e indipendente nell'Italia centrale.
     Il   successo  della  rivoluzione  di  luglio  in  Francia  e  la
proclamazione  del  principio del non intervento da  parte  del  nuovo
governo   francese   (vedi   capitolo   Diciassette,   paragrafo    3)
incoraggiarono  i  congiurati, ma, allo stesso tempo,  provocarono  un
improvviso voltafaccia di Francesco quarto. Il duca, infatti,  temendo
che  l'insurrezione avesse esiti troppo liberali e preoccupato per  un
minacciato   intervento   austriaco,  cerc  di   bloccarla,   facendo
arrestare, la notte fra il 3 e il 4 luglio, Ciro Menotti insieme a una
quarantina  di congiurati. La rivolta scoppi ugualmente a Bologna,  a
Modena  e  a Parma e si estese rapidamente in Romagna, nelle Marche  e
nell'Umbria.
     Terminata  la  fase dell'insurrezione armata, emersero  subito  i
contrasti
     
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     tra  moderati e democratici e tra i governi provvisori  formatisi
nelle  varie  province, all'interno dei quali prevalsero  i  moderati;
questi  rallentarono l'azione rivoluzionaria, in attesa  di  un  aiuto
della  Francia,  che, per, non si mosse. Le truppe austriache  furono
quindi libere di intervenire e in breve tempo sconfissero gli insorti.
Segu  una  dura repressione; il 26 maggio Ciro Menotti  fu  impiccato
insieme  al  notaio  Vincenzo Borelli, che  aveva  redatto  l'atto  di
decadenza della dinasta d'Austria-Este.
